Nomadismo : come Spostare Alveari a fini Produttivi

Immagine di un autocaro che trasporta alveari  - © Apicoltura Fasoli
Stanziale o nomade? E’ la domanda che molti Apicoltori si pongono, sempre più spesso, in questi ultimi anni: fare nomadismo, infatti, sta diventando sempre più complicato e costoso. Questa pratica, infatti, anche per ragioni di carattere sanitario, è spesso vincolata ad un complesso corpo di norme e adempimenti burocratici richiesti dalle Autorità competenti: Regioni, Commissioni Apistiche, Province, Comuni.
La materia, è talmente complessa che spesso è all’origine di contenziosi, anche  molto vivaci, tra gli stessi Apicoltori che si trovano a produrre, da stanziali o nomadi, in uno stesso comprensorio ricco di fioriture mellifere. Può essere dunque utile ricordare, agli Apicoltori, alle Associazioni e alle stesse Amministrazioni locali, quali sono e cosa dispongono le norme di riferimento in materia. Sull’argomento, la FAI – Federazione Apicoltori Italiani ha provveduto a riordinare il repertorio normativo. Ai sensi della legge n. 313/2004 per la Disciplina dell’Apicoltura, il nomadismo è la conduzione dell’allevamento apistico a fini di incremento produttivo che prevede uno o più spostamenti dell'apiario nel corso dell'anno. La stessa legge, inoltre, precisa che ai fini di un adeguato sfruttamento delle risorse nettarifere lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano incentivano questa pratica economico-produttiva, a condizione che venga assicurato un  preventivo accertamento affinché gli apiari, stanziali o nomadi, rispettino le norme del Regolamento di Polizia Veterinaria. Stabilito tale principio generale, la legge nazionale chiarisce anche che le Regioni unicamente per finalità produttive e per esigenze di ottimizzazione dello sfruttamento delle risorse nettarifere, possono determinare la distanza di rispetto tra apiari, composti da almeno cinquanta alveari, in un raggio massimo di 200 metri. Purtroppo, dall’entrata in vigore della legge quadro per l’apicoltura ad oggi, sono soltanto tre le Regioni che hanno provveduto a recepirla – Friuli Venezia Giulia, Toscana, Campania - disciplinando anche la materia del nomadismo; ad esse si aggiunge la Provincia Autonoma di Trento. Occorre altresì ricordare che, in materia, è tuttora vigente il Regio Decreto n. 614 del 1927 che in tema di nomadismo contempla espliciti e ancora attuali indirizzi. Per la determinazione delle distanze, ad esempio, che debbono intercorrere fra apiari stanziali di non meno di 50 alveari, la distanza obbligatoria tra apiari non minori di 50 alveari non può essere superiore a 3 chilometri in linea d’aria. Sempre nello stesso provvedimento, inoltre, si chiarisce che apiari di entità inferiore ai 50 alveari non sono, comunque, sottoposti al vincolo della distanza obbligatoria e che, nel calcolo numerico degli alveari, due nuclei di api devono essere calcolati al pari di un alveare. E’ inoltre da tener presente che colui che ha impiantato un apiario, in un tempo antecedente ad un altro apicoltore, ha un diritto di prelazione rispetto a chi arriva dopo di lui. Analogo diritto ha chi sia contemporaneamente proprietario del fondo e dell’apiario rispetto a chi sia solo proprietario dell’apiario. La distanza, infine, alla quale gli apiari nomadi di oltre 50 alveari possono collocarsi, rispetto ai fissi di entità superiore a 50 alveari, non può essere minore di 2 chilometri. (Segue…)
Foto © Apicoltura Fasoli