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Aethina tumida: Sicilia-Calabria, movimento illegale di Apiari

Immagine di un apiario
Movimenti e spostamenti di interi apiari che partono dalla Sicilia e vanno verso la Calabria, transitando e sostando in piena “zona rossa” e nonostante i divieti ancora vigenti a seguito dell’emergenza sanitaria Aethina tumida. Una situazione che parla di illegalità, di mancanza di adeguati controlli e che potrebbe vanificare il duro e doloroso lavoro svolto finora con la distruzione di migliaia di alveari infestati dal pericoloso parassita. E’ il quadro che FAI Calabria e FAI Sicilia hanno rappresentato in un esposto alle Autorità sanitarie competenti e alle Forze dell’Ordine dopo aver constatato che lo Stretto di Messina è tornato ad essere, ormai già da diverse settimane, la via di un intenso traffico di alveari che dall’Isola principale si spostano verso la provincia di Reggio Calabria alla ricerca dell’imminente raccolto di agrumi. Un flusso che, ove perdurasse la mancanza di controlli, riprenderà anche in verso contrario, dalla Calabria alla Sicilia, con il pur necessario rientro nelle rispettive zone di provenienza degli alveari spostati a seguito di comportamenti irresponsabili quanto illegali. L’esposto di FAI Calabria e FAI Sicilia ha intanto prodotto i primi risultati con una verifica sul campo da parte delle Autorità sanitarie e dei Carabinieri del locale Comando Stazione che hanno individuato una prima postazione irregolare di circa 50 alveari che, stando ad alcune indiscrezioni, sono stati posti sotto sequestro cautelativo. In questi casi, infatti, in base alla normativa vigente, le Autorità sanitarie si trovano dinanzi a due possibili opzioni: la prima, che richiede il controllo sanitario per l’accertamento dell’eventuale presenza di Aethina tumida negli alveari “intrusi” in zona rossa. In caso di responso negativo, l’apicoltore che non ha rispettato le norme si vedrà comminata una sanzione amministrativa; la seconda opzione, invece, riguarda l’ipotesi in cui le Autorità sanitarie dovessero rinvenire esemplari del parassita: ci troveremmo allora dinanzi all’ipotesi di più pesanti sanzioni di natura penale e alla conseguente distruzione dell’apiario infestato. Ciò che non è stato ancora chiarito è se gli alveari potranno o meno rientrare sul territorio di provenienza visto il vigente divieto, sia in Calabria sia in Sicilia, di spostamento all’interno della zona di protezione. Sta di fatto che le Autorità sanitarie calabresi sono ora in attesa di un parere da parte del competente Ministero della Salute, che dovrebbe definire una linea di intervento per casi analoghi. Siamo dunque dinanzi al paradosso che vede da una parte gli apicoltori locali senza alveari, visto che li hanno dovuti distruggere e senza neanche la possibilità di poter ripristinare il loro impianto produttivo visto che le disposizioni lo vietano; dall’altra, ci sono quegli apicoltori che a dispetto delle norme continuano a muoversi liberamente all’interno di un territorio interessato dalla più importante emergenza sanitaria che in questo momento vige su scala europea rischiando, semmai, una semplice sanzione amministrativa. E se libertà di movimento deve essere, a questo punto, valga per tutti o per nessuno.