1953 - 2018Da oltre 60 anni al servizio dell'Apicoltura Italiana.

"Il mio non sol, ma l'altrui ben procuro."

Difesa degli Alveari dalle Variazioni Climatiche in Sicilia

Immagine di alveari
Lungo tutta la fascia costiera della provincia di Trapani, che ha un orientamento geografico variabile con continuità da nord-ovest a sud, gli alveari rischiano di morire per fame. Siamo già al 15 dicembre ma, l’andamento climatico generale è stato fin da settembre del tipo primaverile, temperatura mite, piogge rade e copiose alternate a lunghi periodi soleggiati. Le coltivazioni prevalenti sono  oliveto e vigneto che forniscono radi pascoli per gli alveari, in particolare quest’anno in cui la flora spontanea, anche nelle aree incolte, ha visto il sopravvento delle graminacee sulle altre erbacee con conseguente ulteriore impoverimento delle fonti nettarifere. Le modeste importazioni di nettare e polline, associate alle temperature miti, hanno indotto gli alveari a non rallentare o sospendere l’allevamento della covata i cui fabbisogni alimentari sono stati soddisfatti facendo ricorso alle scorte accumulate durante i periodi di forte importazione e che, di norma, sono sufficienti fino alla primavera successiva. Vero è che a queste latitudini la primavera è molto anticipata rispetto al resto d’Italia e che, se questo andamento climatico perdura, possiamo dire che la primavera è alle porte, ma è anche vero che non occorrono temperature glaciali per far morire di fame gli alveari. Come ben sanno i colleghi del nord, è più facile che gli alveari patiscano la fame in febbraio-marzo piuttosto che in pieno inverno. Per meglio precisare occorre ricordare che con temperature inferiori a 10°C le api sospendono il volo e quindi ogni attività di raccolta ma, la popolazione e la covata si alimenta tutti i giorni e, se non c’è importazione, si deve fare ricorso alle scorte, vieppiù se la temperatura non è tanto bassa da indurre le api a raccogliersi in glomere i consumi si mantengono alti, l’esperienza ci dice che sono più pericolosi venti giorni a +10 °C che due mesi a – 20 °C. Il segreto si chiama glomere, un’invenzione evolutiva che permette ad esserini da un decimo di grammo di resistere, per lungo tempo, a temperature bassissime al pari di specie di grossa taglia come i mammiferi.
Se analizziamo l’andamento climatico degli ultimi tre mesi ottobre-novembre-dicembre-2009, vedi tabella,
    
Temperature        Ottobre    Novembre  Dicembre
Media minime     16,8          13,0              11,5
Media massime  21,7         18,2             16,0
Minime                  11,0          10,0               9,0
Massime               27,0         21,0             20,0

 Fonte dati : www.ilmeteo.it

è evidente che in nessun giorno si sono verificate le condizioni di temperatura tali da indurre le api a raccogliersi in glomere stabilmente, al contrario quasi ogni giorno, esclusi i pochi giorni di piogge torrenziali, le api sono state in condizione di volare ma, per fare cosa ?


Le prime piogge di settembre, dopo la calura estiva, stimolano la germinazione e la fioritura quasi immediata della sinacciola (Diplotaxis erucoides), una brassicacea, che ha un comportamento di tipo desertico nel senso che, va subito in fiore dopo avere emesso da quattro a sei foglie; una fioritura che può durare anche un mese se sostenuta anche da una ulteriore leggera pioggia. Le api vi trovano nettare e polline a sufficienza da fare delle scorte ed iniziano ad espandere la covata, le api che nasceranno saranno molto utili durante l’inverno. Nello stesso periodo nelle aree incolte fiorisce anche l’asparago selvatico (Asparagus acutifolia) nelle varietà bianco e pungente  che sono una buona fonte di polline. Nei mesi di ottobre e novembre di regola si hanno le fioriture di altre brassicacee quali: il cavolicello (Brassica fruticulosa), la sinapa (Sinapi album) e della borragine (Borrago officinalis), in dicembre ancora brassicacee, borraggine, calendula (Calendula arvensis) e acetosella (Oxalis acetosella). Quest’anno invece, le piante avvantaggiate dalla temperatura e dall’andamento della piovosità sono state le graminacee che hanno prevalso nettamente sulle altre specie impoverendo i pascoli per le api.
Per di più la rada popolazione di piante nettarifere ha fornito poco alimento a causa della temperatura elevata e della scarsità idrica, infatti le piogge, a regime torrenziale, sono state concentrate in pochissimi giorni nell’arco dei quattro mesi da settembre a dicembre. Il risultato è che gli alveari sono molto popolosi ma, senza scorte, proprio alla fame; una situazione molto pericolosa con l’approssimarsi dell’inverno. Per fortuna il tam tam tra gli apicoltori funziona e l’intervento con massiccia alimentazione di soccorso riuscirà forse a salvare la maggior parte degli alveari.
Perché forse ?
Perché per trasferire l’alimento dal nutritore ai favi occorre del tempo, perché questo stimola un poco anche la deposizione, perché se arriva un’improvvisa ondata di freddo le api non lasciano il glomere per andare all’alimentatore, tutte piccole cose che fanno la differenza tra la pancia piena e vuota.
Segno dei tempi?
Se si ragiona in termini di media stagionale, anche considerando il periodo che va dal 2000 al 2009 non si possono evidenziare variazioni in apparenza significative, come mostrato in tabella, e tali da giustificare un disagio per gli alveari.

Novembre    T Media    T min      T max
2009            15.4 °C    13 °C       18.2 °C
2008            15.8 °C    12.9 °C    18.7 °C
2007            15.8 °C    12.6 °C    19.3 °C
2006            15.4 °C    10.3 °C    21 °C
2005            17.6 °C    13 °C       23 °C
2004            15.6 °C    12.1 °C    19.6 °C
2003            16.9 °C    13.6 °C    20.7 °C
2002            17.1 °C    13.9 °C    20.3 °C
2001            16.4 °C    13 °C      19.9 °C
2000            16.9 °C    13.3 °C    20.5 °C

Dicembre  T Media    T min      T max
2009         13.7 °C    11.5 °C    16 °C
2008         13,0 °C    10.6 °C    15.1 °C
2007         12.3 °C    9.1 °C      15.6 °C
2006         12.9 °C    9.3 °C      17.4 °C
2005         11.4 °C    8 °C         14.8 °C
2004         14.1 °C    11.4 °C    17.2 °C
2003         13.1 °C    9.6 °C      16.3 °C
2002         13,0 °C    9.9 °C      16.1 °C
2001         11.3 °C    7.7 °C      14.5 °C
2000         13.9 °C    10.5 °C    17.3 °C

Fonte dati : www.ilmeteo.it

Purtroppo però l’alveare non ragiona o per meglio dire non funziona in termini di media stagionale o pluriennale ma in termini di quotidianità. L’attività dell’alveare e, a lungo termine, la sua sopravvivenza è direttamente dipendente dalla possibilità di reperire, ogni giorno, l’alimentazione nell’ambiente, questa possibilità, mediata dal comportamento delle piante, è condizionata da diversi fattori climatici  come la temperatura, il regime delle piogge, l’escursione termica giornaliera, la presenza o meno di vento, dal tipo di vento , ecc. Se ad esempio il giorno x del mese y vi sono le condizioni per realizzare un buon raccolto e poi il giorno successivo le condizioni vengono meno e manca il raccolto l’alveare vivrà sulle scorte  del giorno prima, se le condizioni negative perdurano l’alveare vivrà intaccando le riserve accumulate in precedenza e questo anche con temperature adatte al volo. Il risultato finale in un lungo periodo non sarà la somma de risultati giornalieri ma la differenza tra il giorno dopo e il giorno prima e questo giorno per giorno.
Così in questo autunno, che è sembrato primavera, sono state più le differenze negative che quelle positive e mentre l’apicoltore ha potuto permettersi di girare in maniche corte l’alveare si è mangiato le scorte.
Mi rendo conto che non è possibile generalizzare, partendo dalla situazione di un’area ristretta, in particolar modo per la particolare conformazione della penisola italiana che attraversa ben nove paralleli; d’altro canto troppo spesso si addebitano alcune anomalie comportamentali degli alveari a mutati fattori climatici, sarebbe interessante un confronto tra esperienze analoghe i altre n della penisola.
Vincenzo Stampa