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"Il mio non sol, ma l'altrui ben procuro."

La scelta dell'arnia

Schema della posizione della porticina di volo
Schema dellìarnia
Ovviamente non possiamo inventarci delle cose stravolgenti, bisogna restare nell’ambito di un contesto generale di modularità guardando strabicamente alla funzionalità ed all'economicità.
Le dimensioni Dadant-Blatt stanno alla base dell’apicoltura mondiale ed è quindi logico e conveniente rimanere in quest'ambito.
L’avvento della Varroa, così come successe all’inizio secolo con la Peste Americana, ci ha dato, come si suole dire, la sveglia. Siamo stati stimolati, se non costretti, a riesaminare il microclima dell’alveare, l’eziologia degli agenti patogeni, la biologia e l’etologia delle api, le tecniche costruttive delle arnie ecc. ecc.
Da queste osservazioni nascono delle esigenze che hanno portato alla modifica di alcuni particolari delle arnie che successivamente si sono rivelati utili anche al di là degli scopi per i quali erano stati ideati.

La soffitta ed il tetto
Ricordando il vecchio detto “Piedi freddi e testa calda” passiamo ad interessarci della parte alta dell’arnia.
Indubbiamente il tetto piatto in lamiera zincata è insuperabile per i nomadisti ma, siccome tutto può essere migliorato, si può cambiare un particolare costruttivo per renderlo ancora più isolante e più leggero.
E’ sufficiente sostituire le tavole di legno del cielo sotto la lamiera con un  pannello di poliuretano espanso catramato del tipo usato in edilizia raggiungendo perfettamente lo scopo.
Quando lo proposi per la prima volta nel 1980 al mio costruttore di fiducia, il compianto amico Angelo Viero di Breganze (VI), nel suo laboratorio, lui lo sottopose ad un collaudo estemporaneo, lo collocò nella giusta posizione su un alveare che teneva in giardino, vi salì con un salto con i suoi 90Kg. e passa, il tetto non ne risentì minimamente ottenendo così la sua approvazione definitiva. Da allora lo adottammo su tutte le arnie con risparmio di peso ed una perfetta coibentazione sia in estate sia in inverno.

Il fondo
Per avere la possibilità di monitorare la caduta delle varroe, sia spontanea che dopo un trattamento di disinfestazione, è stato ideato il telaio di fondo che consiste in un vassoio metallico alto circa 1 cm, delle dimensioni del fondo dell’arnia, spalmato di olio e contenente un telaio in legno chiuso da una rete a maglie di dimensioni tali da far passare le varroe cadute ed impedire il passaggio alle api.
Il tutto è introdotto dalla porticina di volo che necessariamente deve essere a tutta apertura e di altezza non inferiore a 2 cm., per permettere alle api di continuare la propria attività.
Già questo ha costretto moltissimi apicoltori a modificare la porta d'ingresso che, specialmente nelle arnie stanziali a 12 favi, era in posizione centrale e di ridotte dimensioni.
L’introduzione ed il prelievo del vassoio dal davanti risultava molto scomodo per l’apicoltore e di disturbo per le api, questo ha stimolato la ricerca di una soluzione più comoda.
Nasce così il fondo mobile di rete a tutta apertura, mi ricordo che, quando portai il mio prototipo all’amico Graziano Corbellari, apicoltore di Tregnago (VR), per avere un suo parere in anteprima, lui per tutta risposta mi mostrò il suo, erano identici!
Alla stessa esigenza avevamo risposto indipendentemente con un'uguale soluzione tecnica. Di lì a poco giunse dal Friuli la notizia dell’uso su vasta scala del fondo di rete con ottimi risultati. Anche loro avevano avuto la stessa idea!

Il fondo di rete semplifica il lavoro ed elimina tutto l’armamentario di vassoi metallici e telai con rete, sostituiti con una tavola di fondo fatta di un  semplice compensato verniciato o un qualunque foglio rigido non assorbente di poco costo, ad esempio va benissimo il plexiglass delle insegne luminose dismesse, l’introduzione e l’estrazione avvengono dal di dietro dell’arnia su delle guide in legno solidali con il fondo al di sotto della rete, da non trascurare un'ulteriore particolare importante, si riduce il peso dell’arnia.
Il fondo di rete a tutta apertura ha posto un problema all’apicoltore:
<<Tutta quest’aria dal fondo non sarà nociva all’alveare? >>
Come dire:
<< Teniamo o no la tavola sempre in funzione ? >>
Risposta semplicissima: NO !
La tavola di fondo è uno strumento diagnostico che va adoperato per il tempo strettamente necessario per capire cosa avviene all'interno dell'alveare. Riguardo alla varroa, si può capire dalla conta delle varroe cadute spontaneamente il grado d'infestazione dell’alveare e, dopo il trattamento, l’efficacia dell'azione di risanamento applicata. In generale l’osservazione dei residui o meglio delle rosicchiature, ci permette di capire lo stato generale di salute dell’alveare, il suo sviluppo, la sua forza. Tenere la tavola di fondo montata costantemente, costringe l’apicoltore ad un continuo lavoro di pulizia se non vuole diventare un allevatore di tarme.
Il fondo di rete va lasciato libero in ogni stagione, esso ci libera dall’assillo dell’umidità, riduce il lavoro di pulizia nostro e delle api quasi a zero, perché tutto ciò che cade dai favi cade fuori con grande felicità delle formiche e dell’apicoltore.
Se qualcuno ha timore per il freddo invernale è invitato a leggersi i paragrafi  “Teorie riguardanti l’invernamento” e “ Perdite invernali” del volume - L’Ape e l’Arnia -  di R. A. Grout  con particolare riguardo alla fig. 4 di pag. 448 ( edizione italiana).

A questo punto, visto che il ricambio d’aria è assicurato dal fondo, il trasporto dei residui all’esterno da parte delle api pressoché inutile, la porta di volo a tutta apertura diventa eccessiva e controproducente, infatti, tra l’altro impegna molte api nel servizio di guardia, conviene ridurla a quella che una volta si chiamava posizione invernale corrispondente a circa 1/4 della larghezza dell’arnia, in questo modo è anche facilmente chiudibile in vista del trasporto con della spugna o gommapiuma. Per ulteriori dettagli e modifiche più avanzate vedi il paragrafo dedicato alla porticina di volo.
Vi siete chiesti a che serve il portichetto delle arnie da nomadismo?
Ormai credo che non serva proprio a niente, indubbiamente è bello a vedersi, ci siamo affezionati ma, tecnicamente è ormai inutile, occupa spazio, rende più costose le arnie, ci riempie il magazzino di portelli.
 
Porticina di volo
Naturalmente, come ogni cosa, anche quest'inusitata porticina ha una sua storia.
Il mio maestro Bruno Pasi, apicoltore ad Abaredo d?Adige (VR), passato a miglior via alla veneranda età di 91 anni, lasciandoci "molto di più di quanto egli stesso abbia trovato", mi ha insegnato a fare quello che la maggioranza degli apicoltori ritiene corretto e cioè restringere la porticina di volo in inverno in posizione centrale  per poi lasciarla a tutta apertura durante il periodo di attività in primavera-estate.
Il criterio ha ovviamente i suoi punti di forza che sono:
-  miglior difesa in inverno dai predatori
-  ampio spazio in primavera per la pulizia dell’alveare, per il ricambio di aria e per il volo nei periodi  di intensa attività.   
I punti di debolezza sono :
- l’accumularsi dell’umidità, durante l’inverno, soprattutto sui fianchi dell’alveare a causa della scarsa circolazione d'aria,
-  il deposito delle rosicchiature sul fondo sempre in direzione della centrale apertura di volo.

Successivamente, all’inizio degli anni ottanta, a causa di una nuova esigenza anzi direi emergenza, l’arrivo della Varroa, venne adottato il fondo di rete come mezzo per contrastare l’infestazione.   
Il fondo di rete a tutta apertura (vedi paragrafo relativo) portò dei notevoli vantaggi sull’economia dell’alveare infatti attraverso le maglie della rete sfuggono via non soltanto le varroe cadute accidentalmente ma, anche l’umidità, l’anidride carbonica, le rosicchiature di opercolo, le briciole di polline ecc.
In poche parole l’ambiente alveare si mantiene più salubre e più pulito con meno lavoro da parte delle api inoltre, è assicurato l’indispensabile ricambio d'aria e quindi d'ossigeno per la respirazione.                       
A questo punto la porticina a tutta apertura ha perso significato, il passo successivo quindi è stato il suo restringimento nella posizione “invernale“ ma, non centrale, bensì laterale ed esattamente a sinistra di chi guarda l'alveare.
Questa posizione risulta particolarmente vantaggiosa in autunno-inverno perché induce le api a formare il glomere sul lato più soleggiato dell’arnia, la parete esposta ad ovest, ed è sufficiente al passaggio delle api anche durante un intenso raccolto primaverile-estivo.

Ulteriore miglioramento
L’innalzamento della posizione della porticina, che rappresenta l’ultimo passaggio, si è resa necessaria dopo avere constatato il ritardo delle api a riprendere il lavoro al mattino presto anche con adatta temperatura esterna e la difficoltà a controllare l’ingresso che rimane freddo e senza guardia sia durante la notte sia nelle prime ore del giorno. Infatti, durante la notte le api seguono il calore verso l’alto dell’alveare ed al mattino sono restie ad attraversare la zona fredda per raggiungere il predellino di volo, così iniziano il lavoro in ritardo aspettando che il sole la scaldi.

Descrizione per la realizzazione (apportare le modifiche)
I tre fori d'ingresso sono del diametro di 1,8 cm. il cui perimetro, sviluppato in lunghezza, è di 1,8 x 3,14 x 3 = 16,9/2 = 8,45 cm., un’ampiezza più che sufficiente ad assicurare il passaggio agevole alle api anche in piena attività; in alternativa si può adottare una porticina ad apertura orizzontale di altezza 1,5 cm e di lunghezza 5 cm.
La loro posizione deve essere tale che il loro centro deve corrispondere allo spazio interfavo dei primi quattro telaini, la distanza dal bordo superiore dell’ arnia non deve superare i 10 cm. cioé al limite tra la zona del miele e la covata.   
Le api hanno la necessità di stare nella zona più calda dell’alveare e nello stesso tempo vicino alle provviste; contemporaneamente devono sorvegliare l’ingresso, misurare la temperatura esterna, smaltire l’umidità e l’anidride carbonica, eliminare le scorie.   
Tutte queste esigenze vengono soddisfatte dall’adozione sia del foro di ingresso in posizione alta che del fondo di rete a tutta apertura.
La posizione decentrata stimola la regina a deporre più vicino al lato caldo dell’alveare mentre le scorte in eccesso, sono sistemate sui favi della parte opposta e sono facilmente recuperabili.

Riepilogando
La soluzione della porticina alta e decentrata risulta più congeniale all’attività delle api, agevolandone:
- il controllo dell’ingresso alle guardiane
- la percezione rapida del livello termico esterno
- l’uscita per il raccolto anticipata
- Il contatto con le provviste anche in inverno
- l’approvvigionamento d'aria
- l’utilizzazione del calore del sole pomeridiano
Tutto ciò si traduce in una maggiore efficienza dell’alveare con notevole risparmio d'energia a tutto vantaggio della produzione.

In conclusione come deve essere quest’arnia?
-  Modello Dadant-Blatt senza portico
-  Tetto piatto in lamiera zincata coibentato con poliuretano espanso di 2 cm, del tipo catramato per l’edilizia, al posto delle tavole di legno o della masonite.
- Coprifavo alto almeno 6 cm. per contribuire alla coibentazione e facilitare l’alimentazione.
- Fondo fisso con rete a tutta apertura con guide per la tavola di fondo.
- Apertura di volo a tutta larghezza alta almeno 2 cm. per permettere l’uso della trappola per il polline del tipo interna.       
- Porticina rigorosamente in legno con foro di volo di circa 9 cm. di larghezza, oppure, per un sistema ancora più conveniente, alta e decentrata
- Predellino di volo non più largo di 2 cm.

Vincenzo Stampa