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Tecnica dell’ alimentazione per la formazione delle scorte

Immagine di api  su un favo
La complessa macchina alveare funziona basandosi molto sul principio di azione e reazione, con la particolarità che ad ogni azione corrisponde più di una reazione su diversi fronti. Dobbiamo sempre tenere presente che l’obiettivo biologico dell’ alveare è la sopravvivenza della specie e che uno degli strumenti per raggiungere lo scopo è la massima diffusione nell’ambiente. La diffusione della specie ape avviene tramite la sciamatura che a sua volta dipende da tante cause tra cui di fondamentale importanza è la popolosità dell’ alveare. Considerato il breve ciclo di vita della singola ape, affinché la popolazione dell’alveare cresca, occorre che il numero delle nascite superi continuamente il numero delle morti, questo si ottiene mantenendo alto il volume di covata. Uno dei tanti meccanismi di autoregolazione dell’alveare collega l’azione della deposizione della regina all’importazione di alimento, con lo scopo di assicurare il sostentamento alla futura covata. Si delinea così un percorso a molte diramazioni che a partire dalla raccolta dell’alimento induce le api a mettere in campo diverse azioni coordinate  tutte finalizzate alla sopravvivenza della specie. L’ alimentazione artificiale è un potente strumento di condizionamento del comportamento dell’ alveare e per questo motivo deve essere utilizzata con estrema cautela. Con l’approssimarsi dell’inverno, una delle precauzioni che l’apicoltore mette in campo è il controllo delle scorte; il pareggiamento tra gli alveari di uno stesso apiario non sempre è sufficiente a soddisfare l’esigenza di ogni singolo alveare per cui occorre intervenire con un’alimentazione di soccorso finalizzata alla ricostituzione delle scorte . In questo caso si interviene fornendo un alimento già pronto, come può essere il glucosio, in modo massivo per limitare gli effetti collaterali che non sono eliminabili a causa dei meccanismi correlati di cui si è detto. Una tasca capiente situata all’interno dell’ alveare separata dal nido con un diaframma mobile e il glucosio per alimentazione umana somministrato tal quale, sono gli strumenti per questo intervento ma, questo non basta. Occorre applicare una strategia per massimizzare l’efficacia dell’intervento, abbreviare i tempi e sostenere in maggior misura gli alveari più deboli (meno popolati). La strategia è semplice; si fa svolgere tutto il lavoro agli alveari più popolati che, in prima approssimazione, sono anche quelli più capaci di trasferire il glucosio dalla tasca di alimentazione ai favi in poco tempo; volendo essere più sottili tra gli alveari forti si possono individuare, con un’attenta osservazione, quelli che hanno una maggiore attitudine a svolgere il lavoro nel minor tempo. Nelle visite successive alla prima somministrazione, i favi pieni di scorte vengono trasferiti agli alveari più deboli scambiandoli con favi vuoti e si riforniscono le tasche di alimentazione degli alveari forti, si procede così fino a che tutto l’apiario non è stato rifornito. Questa tecnica permette di rendere minimi gli effetti collaterali , l’inevitabile incremento di covata, negli alveari forti, può risultare utile per rinforzare di popolazione qualche alveare debole.

Vincenzo Stampa