In un alveare a Spazio Mussi © quante varroe ci sono?

Immagine di larve e pupe
Forse non ci crederete ma c’è qualcuno che ancora si fa questa domanda. Certamente è comprensibile un certo disorientamento, dopo poco più di trenta anni di ricerche sulla lotta alla varroa , con risultati prossimi allo zero, ed è sotto gli occhi di tutti che la ricerca è alla linea di partenza, si fa fatica a credere che, modificando semplicemente la distanza interfavo, il problema varroa non è più un problema. Se a questo aggiungiamo che, tutti quelli che hanno campato sulla varroa , e non sono stati gli

apicoltori , improvvisamente si trovano con la prospettiva di perdere una fonte di reddito,  continuano da una parte a fare finta di ignorare il metodo Spazio Mussi © e dall’altra ad osteggiarlo con cattiva propaganda. Allora si capisce, anche se non è condivisibile, lo smarrimento di tanti apicoltori.
Perché non condivisibile?
Semplicemente perché, non occorre essere un genio per applicare il metodo, basta essere apicoltore , usare l’intelligenza, tanta o poca che sia, per capire le necessità dell’alveare nella nuova situazione ed aiutarlo a traghettare con semplicissime manovre di tecnica apistica che dovrebbero essere patrimonio di ogni apicoltore . Mi piace ricordare un motto di trenta anni fa, riferito ai prodotti antivarroa e  attribuito al Prof. Raffaele Bozzi, “ Quello che nuoce alla varroa non fa bene alle tue api”
Tornando allo Spazio Mussi ©, quando, normalizzata la situazione, non si ha nell’alveare un fuco e nemmeno un’ape deformi, si abbassa il livello delle malattie perché le api non sono stressate dai continui trattamenti, si mantiene regolare il livello produttivo, non ci sono problemi di invernamento, che senso ha chiedersi quante varroe ci sono nell’alveare?
Tante o poche che siano, non danno fastidio; forse da più fastidio constatare  che un semplice ma, attento ed appassionato, apicoltore ha capito quello che altri in tanti anni non hanno saputo o voluto capire.
 
Vincenzo Stampa